Bonifiche - introdotte nuove procedure semplificate per la MISE e bonifica dei siti inquinati

Con il D.L. 24 giugno 2014 n. 91 è stato introdotto l'art. 242-bis alla Parte IV del D.Lgs 152/2006, titolato: Procedure semplificate per le operazioni di bonifica o di messa in sicurezza, prevede che:

1. L'operatore interessato a effettuare, a proprie spese,interventi di bonifica del suolo con riduzione della contaminazione ad un livello uguale o inferiore ai valori di concentrazione soglia di contaminazione, puo' presentare all'amministrazione di cui agli articoli 242 o 252 uno specifico progetto completo degli interventi programmati sulla base dei dati dello stato di contaminazione del sito, nonche' del cronoprogramma di svolgimento dei lavori.
L'operatore e' responsabile della veridicita' dei dati e delle informazioni forniti, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 21 della legge 7 agosto 1990, n. 241.
2. Per il rilascio degli atti di assenso necessari alla realizzazione e all'esercizio degli impianti e attivita' previsti dal progetto di bonifica l'interessato presenta gli elaborati tecnici esecutivi di tali impianti e attivita' alla regione nel cui territorio ricade la maggior parte degli impianti e delle attivita', che, entro i successivi trenta giorni, convoca apposita conferenza di servizi, ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, o delle discipline regionali applicabili in materia. Entro novanta giorni dalla convocazione, la regione adotta la determinazione conclusiva che sostituisce a tutti di effetti ogni autorizzazione, concessione, nulla osta o atto di assenso comunque denominato. Non oltre trenta giorni dalla comunicazione dell'atto di assenso, il soggetto interessato comunica all'amministrazione titolare del procedimento di cui agli articoli 242 o 252, la data di avvio dell'esecuzione della bonifica che si deve concludere nei successivi dodici mesi, salva eventuale proroga non superiore a sei mesi; decorso tale termine, salvo motivata sospensione, deve essere avviato il procedimento ordinario ai sensi degli articoli 242 o 252.
3. Ultimati gli interventi di bonifica, l'interessato presenta il piano di caratterizzazione all'autorita' di cui agli articoli 242 o 252 al fine di verificare il conseguimento dei valori di concentrazione soglia di contaminazione della matrice suolo per la specifica destinazione d'uso. Il piano e' approvato nei successivi
quarantacinque giorni. In via sperimentale, per i procedimenti avviati entro il 31 dicembre 2017, decorso inutilmente il termine di cui al periodo precedente, il piano di caratterizzazione si intende approvato. L'esecuzione di tale piano e' effettuata in contraddittorio con l'ARPA territorialmente competente, che procede alla validazione dei relativi dati e ne da' comunicazione all'autorita' titolare del procedimento di bonifica entro quarantacinque giorni.
4. La validazione dei risultati della caratterizzazione da parte dell'ARPA, attestante il conseguimento dei valori di concentrazione soglia di contaminazione nei suoli, costituisce certificazione dell'avvenuta bonifica del suolo. I costi della caratterizzazione della validazione sono a carico dell'operatore interessato. Ove i
risultati della caratterizzazione dimostrino che non sono stati conseguiti i valori di concentrazione soglia di contaminazione nella matrice suolo, l'ARPA notifica le difformita' riscontrate all'operatore interessato, il quale deve presentare, entro i successivi quarantacinque giorni, le necessarie integrazioni al
progetto di bonifica che e' istruito nel rispetto delle procedure ordinarie ai sensi degli articoli 242 o 252.
5. Resta fermo l'obbligo di adottare le misure di prevenzione, messa in sicurezza e bonifica delle acque di falda, se necessarie, secondo le procedure di cui agli articoli 242 o 252.
6. Conseguiti i valori di concentrazione soglia di contaminazione del suolo, il sito puo' essere utilizzato in conformita' alla destinazione d'uso prevista secondo gli strumenti urbanistici vigenti, salva la valutazione di eventuali rischi sanitari per i fruitori del sito derivanti dai contaminanti volatili presenti nelle
acque di falda.».

2. L'articolo 242-bis si applica anche ai procedimenti di cui agli articoli 242 o 252 in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto.
3. I procedimenti di approvazione degli interventi di bonifica e messa in sicurezza avviati prima dell'entrata in vigore del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, la cui istruttoria non sia conclusa alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono definiti secondo le procedure e i criteri di cui alla parte IV del
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.


29/06/2014

A cura di Luca D'Alessandris

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04-08 2021

Proroga stato di emergenza. Applicazione articolo 3-bis della legge 27 novembre 2020 n. 159, di conversione del decreto legge 7 ottobre 2020 n. 125, in vigore dal 4 dicembre 2020.

Con decreto – legge 23 luglio 2021 n. 105 è stato prorogato lo stato di emergenza fino al 31 dicembre 2021.

L’art 103, comma 2 della legge 24 aprile 2020 n. 27 modificato con l’art 3-bis, comma 1, della legge 27 novembre 2020 n. 159 di conversione del decreto- legge 7 ottobre 2020 n. 125 dispone che:

“Tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e la data della dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 , conservano la loro validità per i 90 giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza” e pertanto le iscrizioni in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 dicembre 2021, conservano la loro validità fino al 31 marzo 2022.

Resta inteso che per il legittimo esercizio dell’attività oggetto dell’iscrizione l’impresa deve:

a) rispettare le condizioni ed essere in possesso di tutti i requisiti previsti; l’accertata inosservanza può dare luogo all’apertura di procedimenti disciplinari e alle relative sanzioni;

b) prestare, per i casi previsti (iscrizioni nella categorie 1, relativamente alla raccolta e trasporto dei rifiuti urbani pericolosi, 5, 8, 9 e 10), apposita fideiussione, o appendice alla fideiussione già prestata, a copertura del periodo intercorrente tra la data di scadenza dell’iscrizione e quella del 31marzo 2022;

c) comunicare le variazioni dell’iscrizione, ovvero, comunicare eventuali variazioni circa i requisiti in essere.

04/08/2021

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03-08 2021

ALBO NAZIONALE GESTORI AMBIENTALI, Deliberazione n. 7 del 28 luglio 2021.

Adeguamento delle iscrizioni nelle categorie 4 e 2 bis a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 116 del 3 settembre 2020.

Il Decreto legislativo 3 settembre 2020 n. 116, in particolare l’art 1 comma 9 , ha modificato la definizione di rifiuti urbani, introducendo all’art 183, comma 1 del D. Lgs 3 aprile 2006 n. 152 la lettera b-ter che ricomprende, nell’ambito dei rifiuti urbani anche i rifiuti indifferenziati  e da raccolta differenziata provenienti da altre fonti ,diverse dalla domestica , che sono simili  per composizione e natura ai rifiuti domestici  ed indicati nell’allegato L-quater prodotti dalle attività riportate nell’allegato L- quinquies. (Gli allegati sono stati introdotti nella Parte IV del D. Lgs 3 aprile 2006 n. 152 dall’art 8, del D. Lgs 3 settembre 2020 n. 116).

L’art 6, comma 5 del D.Lgs116 del 3 settembre 2020 ha disposto l’applicazionedelle nuove definizioni di cui all’art 183 comma 1 lettera b-ter a partire dal 1 gennaio 2021 per consentire ai soggetti affidatari del servizio di gestione di rifiuti il graduale adeguamento operativo delle attività alla definizione di rifiuto urbano ed ai rifiuti ad esso assimilati.

Inoltre l’art 238, comma 10 del D. Lgs 3 aprile 2006 n. 152 ha previsto la possibilità per le utenze non domestiche che producono rifiuti urbani di cui all’art 183, comma 1, lettera b-ter punto 2 di conferire tali rifiuti al di fuori del servizio pubblico (fuori dalla privativa comunale) dimostrando di averli avviati al recupero.

Tali attività di raccolta e trasporto di rifiuti sono svolte dai soggetti iscritti nella categoria 4 e 2 – Bis dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali e tali imprese, a partire dal 1 gennaio, seppur in possesso di requisiti, non avrebbero potuto proseguire nella loro attività poiché necessario un adeguamento dei singoli provvedimenti d’iscrizione.

L’ Albo, con Delibera n. 4 del 22 dicembre 2020, al fine di garantire, la continuità del servizio, nell’attesa dei tempi necessari per adeguare i provvedimenti d’iscrizione ha consentito ai soggetti iscritti nelle categorie 4 e 2-Bis dell’Albo per i codici ERR indicati nell’allegato L-quater la possibilità di raccogliere e trasportare i rifiuti identificati da detti codici provenienti dalle attività riportate nell’allegato L-quinquies.

Sarà la Delibera n. 7 del 28 luglio 2021 a definire le nuove regole per l’adeguamento delle iscrizioni nelle categorie 4 e 2 bis a seguito della definizione di “rifiuti urbani” introdotta dal D. Lgs 116/2020 e le nuove regole entreranno in vigore il 1 settembre 2020.

In base a quanto stabilito dalla Delibera:

-          I soggetti iscritti o che intendono iscriversi nella categoria 4 dell’Albo nazionale Gestori Ambientali (trasporto rifiuti speciali non pericolosi) possono trasportare tutti i rifiuti indicati nell’allegato L-quater e provenienti dalle attività riportate nell’allegato L-quinquies solo se prodotti da utenza non domestica e gestiti al di fuori del servizio pubblico ai sensi art 198 comma 2 – bis del D. Lgs 152/2006.

-          I soggetti iscritti o che intendono iscriversi  nella categoria 2 bis dell’Albo nazionale Gestori Ambientali  per il trasporto in conto proprio di rifiuti non pericolosi (produttori iniziali) , possono trasportare i rifiuti elencati nell’allegato L- quater solo se derivanti dalla propria attività , inserita tra quelle elencate nell’allegato L- quinquies, ai fini del conferimento al servizio pubblico, oppure gestiti al di fuori del servizio pubblico ai sensi art 198 comma 2 – bis del D. Lgs 152/2006.

-          In entrambe i casi va presentata apposita domanda alla Sezione regionale o provinciale territorialmente competente.

-          I soggetti già iscritti all’Albo e che stanno operando ai sensi della Delibera n. 4 del 22 dicembre 2020, possono continuare a trasportare i codici Dell’ERR già autorizzati di cui all’Allegato L- quater.

 

03/08/2021

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14-07 2021

ATTESTAZIONE DI “AVVIO A RECUPERO O SMALTIMENTO”, NOVITA’ CON D.L. 31 MAGGIO 2021 N. 77.

Il Decreto Legge 31 maggio 2021 n. 77, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 129 del 31.05.2021, apporta un’ulteriore modifica all’originario “certificato di avvenuto smaltimento” previsto dall’art. 188, comma 5 del D. Lgs 152 del 2006, sostituendolo con l’attestazione di avvio al recupero o smaltimento.

Cronistoria normativa:

L’originaria versione dell’art 188 “Oneri dei produttori e dei detentori” al comma 3 stabiliva che, “la responsabilità del detentore dei rifiuti per il corretto recupero o smaltimento è esclusa in caso di conferimento a soggetti autorizzati , anche ad attività intermedie, alla gestione dei rifiuti,  a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all’articolo 193 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla scadenza del predetto termine abbia provveduto a darne comunicazione alla provincia della mancata ricezione del formulario”.

Al Comma 4:  ”Nel caso di conferimento di rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di raggruppamento, ricondizionamento e deposito preliminare, indicate rispettivamente ai punti D 13, D 14, D 15 dell’Allegato B alla parte quarta del presente decreto, la responsabilità dei produttori dei rifiuti per il corretto smaltimento è esclusa a condizione che questi ultimi, oltre al formulario di trasporto di cui al comma 3, lettera b), abbiano ricevuto il certificato di avvenuto smaltimento rilasciato dal titolare dell’impianto che effettua le operazioni di cui ai punti da D 1 a D 12 del citato Allegato B. Le relative modalità di attuazione sono definite con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio che dovrà anche determinare le responsabilità da attribuire all’intermediario dei rifiuti”.

Il “citato” decreto previsto nel comma 4 non è mai stato emanato e pertanto il “certificato di avvenuto smaltimento” non ha mai visto una effettiva applicazione.

Solo il D.Lgs 116/2020 con il nuovo art 188 “Responsabilità della gestione dei rifiuti” ha ridato vigore al “certificato di avvenuto smaltimento” trasformandolo in primis in “attestazione di smaltimento”, e stabilendo poi che tale certificato deve essere rilasciato dall’impianto intermedio.

Di fatto, il comma 4 in merito alla responsabilità del produttore o detentore dei rifiuti stabilisce che:

La consegna dei rifiuti, ai fini del trattamento, dal produttore iniziale o dal detentore ad uno dei soggetti di cui al comma 1 (ai gestori includendo anche gli intermediari), non costituisce esclusione automatica della responsabilità rispetto alle operazioni di effettivo recupero R13 o smaltimento D15. Al di fuori dei casi di concorso di persone nel fatto illecito e di quanto previsto dal regolamento (CE) n. 1013/2006, la responsabilità del produttore o del detentore per il recupero o smaltimento dei rifiuti è esclusa nei seguenti casi:

  1. a) conferimento dei rifiuti al servizio pubblico di raccolta;
  2. b) conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all’articolo 193 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore ovvero che alla scadenza di detto termine il produttore o detentore abbia provveduto a dare comunicazione alle autorità competenti della mancata ricezione del formulario”.

In merito alla attestazione di avvenuto avvio allo smaltimento, il comma 5 aggiunge e chiarisce:

“Nel caso di conferimento di rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di raggruppamento (D13), ricondizionamento (D14) e deposito preliminare (D15”) di cui all’All. B della Parte IV del D.L.vo 152/06, “la responsabilità dei produttori dei rifiuti per il corretto smaltimento è esclusa a condizione che questi ultimi, oltre al formulario di identificazione, abbiano ricevuto un’attestazione di avvenuto smaltimento, resa ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 n. 445, sottoscritta dal titolare dell’impianto (intermedio) da cui risultino, almeno, i dati dell’impianto e del titolare, la quantità dei rifiuti trattati e la tipologia di operazione di smaltimento effettuata”.

Quindi il D. Lgs 116/2020 oltre a parlare di attestazione e non più di certificato di avvenuto smaltimento rende necessaria tale attestazione, in aggiunta al formulario, solo nel caso in cui i rifiuti vengano conferiti per operazioni di smaltimento.

Questa nuova formulazione della norma chiarisce che l’attestazione deve essere rilasciata dall’impianto destinatario intermedio dei rifiuti (operazioni D13, D14 e D15) ma lascia ancora vari dubbi:

-          Tempistica di rilascio dell’attestazione;

-          Modello di attestazione, infatti la norma pur definendo che l’attestazione deve contenere almeno i dati dell’impianto e del titolare, la quantità dei rifiuti trattati e la tipologia di operazione di smaltimento effettuata non ne predispone un fac – simile.

Il Decreto Legge 31 maggio 2021 n. 77 “ Governance del Piano nazionale di ripresa e resilenza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”, all’ 35 -  “Misure di semplificazione per la promozione dell’economia circolare”, al punto c) modifica l’art 188 del D. Lgs 116/2020 – e trasforma l’attestazione di avvenuto smaltimento inserita con il D. Lgs 116/2020 in “attestazione di avvio al recupero o smaltimento”.

L’attestazione, sottoscritta dal titolare dell’impianto, deve essere redatta ai sensi del DPR 445/2000 e deve contenere:

-          Dati dell’impianto

-          Dati del titolare

-          Quantità di rifiuti trattati

-          Tipologia di operazione di smaltimento effettuata

Pertanto, alla confusione iniziale, si aggiunge l’integrazione data D.L. 77/2021, con la quale viene aggiunta anche l’operazione di recupero non indicata inizialmente nel D.Lgs 116/2020.

Tali disposizioni si applicano fino all’entrata in vigore del decreto di cui all’art 188 bis, comma 1 in cui saranno definite anche le modalità per la verifica ed invio dell’attestazione di avvenuto recupero e smaltimento dei rifiuti, nonché le responsabilità da attribuire all’intermediario, come previsto nella parte finale del comma 5  del nuovo art 188 del D. Lgs 152/2006.

Il Decreto Legge 31 maggio 2021 n. 77, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 129 del 31.05.2021, apporta un’ulteriore modifica all’originario “certificato di avvenuto smaltimento” previsto dall’art. 188, comma 5 del D. Lgs 152 del 2006, sostituendolo con l’attestazione di avvio al recupero o smaltimento.

Cronistoria normativa:

L’originaria versione dell’art 188 “Oneri dei produttori e dei detentori” al comma 3 stabiliva che, “la responsabilità del detentore dei rifiuti per il corretto recupero o smaltimento è esclusa in caso di conferimento a soggetti autorizzati , anche ad attività intermedie, alla gestione dei rifiuti,  a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all’articolo 193 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla scadenza del predetto termine abbia provveduto a darne comunicazione alla provincia della mancata ricezione del formulario”.

Al Comma 4:  ”Nel caso di conferimento di rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di raggruppamento, ricondizionamento e deposito preliminare, indicate rispettivamente ai punti D 13, D 14, D 15 dell’Allegato B alla parte quarta del presente decreto, la responsabilità dei produttori dei rifiuti per il corretto smaltimento è esclusa a condizione che questi ultimi, oltre al formulario di trasporto di cui al comma 3, lettera b), abbiano ricevuto il certificato di avvenuto smaltimento rilasciato dal titolare dell’impianto che effettua le operazioni di cui ai punti da D 1 a D 12 del citato Allegato B. Le relative modalità di attuazione sono definite con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio che dovrà anche determinare le responsabilità da attribuire all’intermediario dei rifiuti”.

Il “citato” decreto previsto nel comma 4 non è mai stato emanato e pertanto il “certificato di avvenuto smaltimento” non ha mai visto una effettiva applicazione.

Solo il D.Lgs 116/2020 con il nuovo art 188 “Responsabilità della gestione dei rifiuti” ha ridato vigore al “certificato di avvenuto smaltimento” trasformandolo in primis in “attestazione di smaltimento”, e stabilendo poi che tale certificato deve essere rilasciato dall’impianto intermedio.

Di fatto, il comma 4 in merito alla responsabilità del produttore o detentore dei rifiuti stabilisce che:

La consegna dei rifiuti, ai fini del trattamento, dal produttore iniziale o dal detentore ad uno dei soggetti di cui al comma 1 (ai gestori includendo anche gli intermediari), non costituisce esclusione automatica della responsabilità rispetto alle operazioni di effettivo recupero R13 o smaltimento D15. Al di fuori dei casi di concorso di persone nel fatto illecito e di quanto previsto dal regolamento (CE) n. 1013/2006, la responsabilità del produttore o del detentore per il recupero o smaltimento dei rifiuti è esclusa nei seguenti casi:

  1. a) conferimento dei rifiuti al servizio pubblico di raccolta;
  2. b) conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all’articolo 193 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore ovvero che alla scadenza di detto termine il produttore o detentore abbia provveduto a dare comunicazione alle autorità competenti della mancata ricezione del formulario”.

In merito alla attestazione di avvenuto avvio allo smaltimento, il comma 5 aggiunge e chiarisce:

“Nel caso di conferimento di rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di raggruppamento (D13), ricondizionamento (D14) e deposito preliminare (D15”) di cui all’All. B della Parte IV del D.L.vo 152/06, “la responsabilità dei produttori dei rifiuti per il corretto smaltimento è esclusa a condizione che questi ultimi, oltre al formulario di identificazione, abbiano ricevuto un’attestazione di avvenuto smaltimento, resa ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 n. 445, sottoscritta dal titolare dell’impianto (intermedio) da cui risultino, almeno, i dati dell’impianto e del titolare, la quantità dei rifiuti trattati e la tipologia di operazione di smaltimento effettuata”.

Quindi il D. Lgs 116/2020 oltre a parlare di attestazione e non più di certificato di avvenuto smaltimento rende necessaria tale attestazione, in aggiunta al formulario, solo nel caso in cui i rifiuti vengano conferiti per operazioni di smaltimento.

Questa nuova formulazione della norma chiarisce che l’attestazione deve essere rilasciata dall’impianto destinatario intermedio dei rifiuti (operazioni D13, D14 e D15) ma lascia ancora vari dubbi:

-          Tempistica di rilascio dell’attestazione;

-          Modello di attestazione, infatti la norma pur definendo che l’attestazione deve contenere almeno i dati dell’impianto e del titolare, la quantità dei rifiuti trattati e la tipologia di operazione di smaltimento effettuata non ne predispone un fac – simile.

Il Decreto Legge 31 maggio 2021 n. 77 “ Governance del Piano nazionale di ripresa e resilenza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”, all’ 35 -  “Misure di semplificazione per la promozione dell’economia circolare”, al punto c) modifica l’art 188 del D. Lgs 116/2020 – e trasforma l’attestazione di avvenuto smaltimento inserita con il D. Lgs 116/2020 in “attestazione di avvio al recupero o smaltimento”.

L’attestazione, sottoscritta dal titolare dell’impianto, deve essere redatta ai sensi del DPR 445/2000 e deve contenere:

-          Dati dell’impianto

-          Dati del titolare

-          Quantità di rifiuti trattati

-          Tipologia di operazione di smaltimento effettuata

Pertanto, alla confusione iniziale, si aggiunge l’integrazione data D.L. 77/2021, con la quale viene aggiunta anche l’operazione di recupero non indicata inizialmente nel D.Lgs 116/2020.

Tali disposizioni si applicano fino all’entrata in vigore del decreto di cui all’art 188 bis, comma 1 in cui saranno definite anche le modalità per la verifica ed invio dell’attestazione di avvenuto recupero e smaltimento dei rifiuti, nonché le responsabilità da attribuire all’intermediario, come previsto nella parte finale del comma 5  del nuovo art 188 del D. Lgs 152/2006.

14/07/2021

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