Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di conglomerato bituminoso ai sensi dell

Visto l'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto l'articolo 184-ter, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e, in particolare, il comma 2 il quale prevede che «i criteri di cui al comma 1 del medesimo articolo sono adottati in  conformita'  a quanto stabilito dalla disciplina comunitaria ovvero, in mancanza, di criteri comunitari, caso per caso per specifiche tipologie di rifiuto attraverso uno o piu' decreti  del  Ministro  dell'ambiente  e  della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400» nonche'  il  comma  3,  il  quale prevede che «Nelle more dell'adozione di uno o piu' decreti di cui al comma 2, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui  ai  decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio  in  data  5 febbraio 1998, 12 giugno 2002, n. 161, e 17 novembre 2005, n.  269  e l'art. 9-bis, lett. a) e b), del decreto-legge 6  novembre  2008,  n. 172, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 2008,  n. 210»;

Visto l'articolo  40  della  direttiva  2008/98/CE  del  Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008;

Visto il decreto del Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio e del mare 13 ottobre 2016, n. 264;

Considerato che in Italia esiste un mercato  per  il  granulato  di conglomerato bituminoso in ragione del fatto che  lo  stesso  risulta comunemente  oggetto  di  transazioni  commerciali  e   possiede   un effettivo valore economico di scambio, che sussistono scopi specifici per i quali la sostanza e' utilizzabile, nel rispetto  dei  requisiti tecnici di cui al presente regolamento, che la medesima  rispetta  la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti e  che  il suo utilizzo non porta a impatti complessivi negativi sull'ambiente o sulla salute umana;

Udito il parere del Consiglio  di  Stato,  espresso  dalla  sezione consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 7 giugno 2017;

Vista la comunicazione al Presidente del  Consiglio  dei  ministri, effettuata con nota del 7 luglio 2017, ai sensi della legge 23 agosto 1988, n. 400;

 Vista la comunicazione del Ministero dell'ambiente n. 25097 del  24 ottobre 2017 effettuata ai sensi dell'articolo 5 della  direttiva  n. 2015/1535 che prevede una procedura d'informazione nel settore  delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative  ai  servizi  della societa' dell'informazione e la successiva notifica alla  Commissione europea n. 2017/0531/I del 20 novembre 2017;

 

                               Adotta

                      il seguente regolamento:

 

                               Art. 1

 

                  Oggetto e ambito di applicazione

 

  1. Il  presente  regolamento  stabilisce  i  criteri  specifici  in presenza  dei  quali  il  conglomerato  bituminoso  cessa  di  essere qualificato come rifiuto ai sensi e  per  gli  effetti  dell'articolo 184-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

  2. Le disposizioni del presente regolamento  non  si  applicano  al conglomerato bituminoso qualificato come sottoprodotto ai sensi e per gli effetti dell'articolo 184-bis del decreto  legislativo  3  aprile 2006, n. 152.

 

          NOTE

          Avvertenza:

Il testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto dall'amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi dell'art. 10, comma 3, del testo unico  delle  disposizioni sulla  promulgazione  delle  leggi,   sull'emanazione   dei decreti   del   Presidente   della   Repubblica   e   sulle pubblicazioni   ufficiali   della   Repubblica    italiana, approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  28 dicembre 1985, n. 1092,  al  solo  fine  di  facilitare  la lettura delle disposizioni di legge alle quali  e'  operato il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia  degli atti legislativi qui trascritti.

Per le direttive CEE vengono  forniti  gli  estremi  di pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale  delle  Comunita' europee (GUUE).

          Note alle premesse:

- Si riporta il testo  dell'art.  17,  comma  3,  della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell'attivita'  di Governo e ordinamento della Presidenza  del  Consiglio  dei ministri), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 12 settembre 1988, n. 214, S.O.:

«Art. 17 (Regolamenti). - (Omissis).

3. Con decreto  ministeriale  possono  essere  adottati regolamenti nelle materie di competenza del ministro  o  di autorita'  sottordinate  al  ministro,  quando   la   legge  espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza  di  piu'  ministri,  possono  essere adottati con decreti interministeriali, ferma  restando  la necessita' di apposita autorizzazione da parte della legge.

I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle  dei  regolamenti  emanati dal Governo.

Essi debbono essere comunicati  al  Presidente del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione.

              (Omissis).».

- Si riporta il testo  dell'art.  184-ter  del  decreto legislativo  3  aprile  2006,  n.  152  (Norme  in  materia ambientale), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 14  aprile 2006, n. 88 - S.O. n. 96:

              «Art. 184-ter (Cessazione della qualifica di  rifiuto).

- 1. Un rifiuto cessa  di  essere  tale,  quando  e'  stato sottoposto  a  un'operazione  di   recupero,   incluso   il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i  criteri  specifici,  da  adottare  nel  rispetto   delle seguenti condizioni:

                a) la sostanza o l'oggetto e' comunemente  utilizzato per scopi specifici;

                b) esiste un mercato o una domanda per tale  sostanza od oggetto;

                c) la  sostanza  o  l'oggetto  soddisfa  i  requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la  normativa  e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;

                d)  l'utilizzo  della  sostanza  o  dell'oggetto  non portera' a impatti  complessivi  negativi  sull'ambiente  o sulla salute umana.

2.   L'operazione   di   recupero    puo'    consistere semplicemente nel controllare i rifiuti per  verificare  se soddisfano i criteri elaborati conformemente alle  predette  condizioni. I criteri di cui al comma 1  sono  adottati  in conformita' a quanto stabilito dalla disciplina comunitaria ovvero, in mancanza di criteri comunitari,  caso  per  caso per specifiche tipologie di rifiuto attraverso uno  o  piu' decreti del  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio e del mare, ai  sensi  dell'art.  17,  comma  3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. I criteri includono, se necessario, valori limite  per  le  sostanze  inquinanti  e tengono  conto  di  tutti  i  possibili  effetti   negativi sull'ambiente della sostanza o dell'oggetto.

3. Nelle more dell'adozione di uno o  piu'  decreti  di cui al comma 2, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui ai decreti del Ministro dell'ambiente  e  della  tutela del territorio in data 5 febbraio 1998, 12 giugno 2002,  n. 161, e 17 novembre 2005, n. 269 e l'art. 9-bis, lettere  a) e  b),  del  decreto-legge  6  novembre   2008,   n.   172,convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  30  dicembre 2008, n. 210. La circolare del Ministero  dell'ambiente  28 giugno 1999, prot. n. 3402/V/MIN si applica fino a sei mesi dall'entrata in vigore della presente disposizione.

4. Un rifiuto che cessa di essere tale ai sensi  e  per  gli effetti del presente articolo e' da computarsi ai  fini del calcolo del raggiungimento degli obiettivi di  recupero e riciclaggio stabiliti dal presente decreto,  dal  decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, dal decreto legislativo 25 luglio 2005,  n.  151,  e  dal  decreto  legislativo  20 novembre 2008, n. 188, ovvero dagli atti di recepimento  di ulteriori normative comunitarie, qualora e a condizione che siano soddisfatti i requisiti in materia di  riciclaggio  o recupero in essi stabiliti.

5. La disciplina in materia di gestione dei rifiuti  si applica fino alla cessazione della qualifica di rifiuto.».

- La direttiva 2008/98/CE  del  19  novembre  2008  del Parlamento europeo e del Consiglio (relativa ai  rifiuti  e che abroga alcune direttive), e' pubblicata nella  G.U.U.E. 22 novembre 2008, n. L 312.

- Il decreto del Ministro dell'ambiente e della  tutela del  territorio  e  del  mare  13  ottobre  2016,  n.   264 (Regolamento recante criteri indicativi  per  agevolare  la dimostrazione  della  sussistenza  dei  requisiti  per   la qualifica dei residui di produzione  come  sottoprodotti  e non come rifiuti) e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 15 febbraio 2017, n. 264.

- La direttiva  2015/1535  del  9  settembre  2015  del Parlamento  europeo  e  del  Consiglio  (che  prevede   una procedura d'informazione nel settore delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della  società dell'informazione), e' pubblicata  nella  G.U.U.E.  del  17 settembre 2015, n. L 241.

 

          Note all'art. 1:

-  Il  testo  dell'art.  184-ter,  del  citato  decreto legislativo n. 152 del 2006, e' riportato nelle  note  alle premesse.

- Si riporta il testo  dell'art.  184-bis,  del  citato decreto legislativo n. 152 del 2006

«Art. 184-bis (Sottoprodotto). - 1. E' un sottoprodotto e non un rifiuto ai sensi dell'art. 183, comma  1,  lettera a), qualsiasi sostanza od oggetto  che  soddisfa  tutte  le seguenti condizioni:

                a)  la  sostanza  o  l'oggetto  e'  originato  da  un processo  di   produzione,   di   cui   costituisce   parte integrante, e il cui scopo primario non e' la produzione di

                     tale sostanza od oggetto;

                b)  e'  certo  che  la  sostanza  o  l'oggetto  sarà utilizzato, nel corso  dello  stesso  o  di  un  successivo processo di produzione o di  utilizzazione,  da  parte  del                                     produttore o di terzi;

                c) la sostanza o  l'oggetto  puo'  essere  utilizzato direttamente  senza  alcun  ulteriore  trattamento  diverso dalla normale pratica industriale;

                d) l'ulteriore utilizzo e' legale, ossia la  sostanza o l'oggetto soddisfa, per  l'utilizzo  specifico,  tutti  i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e                     dell'ambiente  e  non  portera'  a  impatti  complessivi negativi sull'ambiente o la salute umana

2. Sulla base delle condizioni  previste  al  comma  1, possono  essere  adottate  misure  per  stabilire   criteri qualitativi  o   quantitativi   da   soddisfare   affinche' specifiche  tipologie   di   sostanze   o   oggetti   siano considerati sottoprodotti e non  rifiuti.  All'adozione  di tali criteri  si  provvede  con  uno  o  piu'  decreti  del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e  del mare, ai sensi dell'art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.  400,  in  conformita'  a  quanto  previsto  dalla disciplina comunitaria.

2-bis.».

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04-08 2021

Proroga stato di emergenza. Applicazione articolo 3-bis della legge 27 novembre 2020 n. 159, di conversione del decreto legge 7 ottobre 2020 n. 125, in vigore dal 4 dicembre 2020.

Con decreto – legge 23 luglio 2021 n. 105 è stato prorogato lo stato di emergenza fino al 31 dicembre 2021.

L’art 103, comma 2 della legge 24 aprile 2020 n. 27 modificato con l’art 3-bis, comma 1, della legge 27 novembre 2020 n. 159 di conversione del decreto- legge 7 ottobre 2020 n. 125 dispone che:

“Tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e la data della dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 , conservano la loro validità per i 90 giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza” e pertanto le iscrizioni in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 dicembre 2021, conservano la loro validità fino al 31 marzo 2022.

Resta inteso che per il legittimo esercizio dell’attività oggetto dell’iscrizione l’impresa deve:

a) rispettare le condizioni ed essere in possesso di tutti i requisiti previsti; l’accertata inosservanza può dare luogo all’apertura di procedimenti disciplinari e alle relative sanzioni;

b) prestare, per i casi previsti (iscrizioni nella categorie 1, relativamente alla raccolta e trasporto dei rifiuti urbani pericolosi, 5, 8, 9 e 10), apposita fideiussione, o appendice alla fideiussione già prestata, a copertura del periodo intercorrente tra la data di scadenza dell’iscrizione e quella del 31marzo 2022;

c) comunicare le variazioni dell’iscrizione, ovvero, comunicare eventuali variazioni circa i requisiti in essere.

04/08/2021

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03-08 2021

ALBO NAZIONALE GESTORI AMBIENTALI, Deliberazione n. 7 del 28 luglio 2021.

Adeguamento delle iscrizioni nelle categorie 4 e 2 bis a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 116 del 3 settembre 2020.

Il Decreto legislativo 3 settembre 2020 n. 116, in particolare l’art 1 comma 9 , ha modificato la definizione di rifiuti urbani, introducendo all’art 183, comma 1 del D. Lgs 3 aprile 2006 n. 152 la lettera b-ter che ricomprende, nell’ambito dei rifiuti urbani anche i rifiuti indifferenziati  e da raccolta differenziata provenienti da altre fonti ,diverse dalla domestica , che sono simili  per composizione e natura ai rifiuti domestici  ed indicati nell’allegato L-quater prodotti dalle attività riportate nell’allegato L- quinquies. (Gli allegati sono stati introdotti nella Parte IV del D. Lgs 3 aprile 2006 n. 152 dall’art 8, del D. Lgs 3 settembre 2020 n. 116).

L’art 6, comma 5 del D.Lgs116 del 3 settembre 2020 ha disposto l’applicazionedelle nuove definizioni di cui all’art 183 comma 1 lettera b-ter a partire dal 1 gennaio 2021 per consentire ai soggetti affidatari del servizio di gestione di rifiuti il graduale adeguamento operativo delle attività alla definizione di rifiuto urbano ed ai rifiuti ad esso assimilati.

Inoltre l’art 238, comma 10 del D. Lgs 3 aprile 2006 n. 152 ha previsto la possibilità per le utenze non domestiche che producono rifiuti urbani di cui all’art 183, comma 1, lettera b-ter punto 2 di conferire tali rifiuti al di fuori del servizio pubblico (fuori dalla privativa comunale) dimostrando di averli avviati al recupero.

Tali attività di raccolta e trasporto di rifiuti sono svolte dai soggetti iscritti nella categoria 4 e 2 – Bis dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali e tali imprese, a partire dal 1 gennaio, seppur in possesso di requisiti, non avrebbero potuto proseguire nella loro attività poiché necessario un adeguamento dei singoli provvedimenti d’iscrizione.

L’ Albo, con Delibera n. 4 del 22 dicembre 2020, al fine di garantire, la continuità del servizio, nell’attesa dei tempi necessari per adeguare i provvedimenti d’iscrizione ha consentito ai soggetti iscritti nelle categorie 4 e 2-Bis dell’Albo per i codici ERR indicati nell’allegato L-quater la possibilità di raccogliere e trasportare i rifiuti identificati da detti codici provenienti dalle attività riportate nell’allegato L-quinquies.

Sarà la Delibera n. 7 del 28 luglio 2021 a definire le nuove regole per l’adeguamento delle iscrizioni nelle categorie 4 e 2 bis a seguito della definizione di “rifiuti urbani” introdotta dal D. Lgs 116/2020 e le nuove regole entreranno in vigore il 1 settembre 2020.

In base a quanto stabilito dalla Delibera:

-          I soggetti iscritti o che intendono iscriversi nella categoria 4 dell’Albo nazionale Gestori Ambientali (trasporto rifiuti speciali non pericolosi) possono trasportare tutti i rifiuti indicati nell’allegato L-quater e provenienti dalle attività riportate nell’allegato L-quinquies solo se prodotti da utenza non domestica e gestiti al di fuori del servizio pubblico ai sensi art 198 comma 2 – bis del D. Lgs 152/2006.

-          I soggetti iscritti o che intendono iscriversi  nella categoria 2 bis dell’Albo nazionale Gestori Ambientali  per il trasporto in conto proprio di rifiuti non pericolosi (produttori iniziali) , possono trasportare i rifiuti elencati nell’allegato L- quater solo se derivanti dalla propria attività , inserita tra quelle elencate nell’allegato L- quinquies, ai fini del conferimento al servizio pubblico, oppure gestiti al di fuori del servizio pubblico ai sensi art 198 comma 2 – bis del D. Lgs 152/2006.

-          In entrambe i casi va presentata apposita domanda alla Sezione regionale o provinciale territorialmente competente.

-          I soggetti già iscritti all’Albo e che stanno operando ai sensi della Delibera n. 4 del 22 dicembre 2020, possono continuare a trasportare i codici Dell’ERR già autorizzati di cui all’Allegato L- quater.

 

03/08/2021

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14-07 2021

ATTESTAZIONE DI “AVVIO A RECUPERO O SMALTIMENTO”, NOVITA’ CON D.L. 31 MAGGIO 2021 N. 77.

Il Decreto Legge 31 maggio 2021 n. 77, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 129 del 31.05.2021, apporta un’ulteriore modifica all’originario “certificato di avvenuto smaltimento” previsto dall’art. 188, comma 5 del D. Lgs 152 del 2006, sostituendolo con l’attestazione di avvio al recupero o smaltimento.

Cronistoria normativa:

L’originaria versione dell’art 188 “Oneri dei produttori e dei detentori” al comma 3 stabiliva che, “la responsabilità del detentore dei rifiuti per il corretto recupero o smaltimento è esclusa in caso di conferimento a soggetti autorizzati , anche ad attività intermedie, alla gestione dei rifiuti,  a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all’articolo 193 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla scadenza del predetto termine abbia provveduto a darne comunicazione alla provincia della mancata ricezione del formulario”.

Al Comma 4:  ”Nel caso di conferimento di rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di raggruppamento, ricondizionamento e deposito preliminare, indicate rispettivamente ai punti D 13, D 14, D 15 dell’Allegato B alla parte quarta del presente decreto, la responsabilità dei produttori dei rifiuti per il corretto smaltimento è esclusa a condizione che questi ultimi, oltre al formulario di trasporto di cui al comma 3, lettera b), abbiano ricevuto il certificato di avvenuto smaltimento rilasciato dal titolare dell’impianto che effettua le operazioni di cui ai punti da D 1 a D 12 del citato Allegato B. Le relative modalità di attuazione sono definite con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio che dovrà anche determinare le responsabilità da attribuire all’intermediario dei rifiuti”.

Il “citato” decreto previsto nel comma 4 non è mai stato emanato e pertanto il “certificato di avvenuto smaltimento” non ha mai visto una effettiva applicazione.

Solo il D.Lgs 116/2020 con il nuovo art 188 “Responsabilità della gestione dei rifiuti” ha ridato vigore al “certificato di avvenuto smaltimento” trasformandolo in primis in “attestazione di smaltimento”, e stabilendo poi che tale certificato deve essere rilasciato dall’impianto intermedio.

Di fatto, il comma 4 in merito alla responsabilità del produttore o detentore dei rifiuti stabilisce che:

La consegna dei rifiuti, ai fini del trattamento, dal produttore iniziale o dal detentore ad uno dei soggetti di cui al comma 1 (ai gestori includendo anche gli intermediari), non costituisce esclusione automatica della responsabilità rispetto alle operazioni di effettivo recupero R13 o smaltimento D15. Al di fuori dei casi di concorso di persone nel fatto illecito e di quanto previsto dal regolamento (CE) n. 1013/2006, la responsabilità del produttore o del detentore per il recupero o smaltimento dei rifiuti è esclusa nei seguenti casi:

  1. a) conferimento dei rifiuti al servizio pubblico di raccolta;
  2. b) conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all’articolo 193 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore ovvero che alla scadenza di detto termine il produttore o detentore abbia provveduto a dare comunicazione alle autorità competenti della mancata ricezione del formulario”.

In merito alla attestazione di avvenuto avvio allo smaltimento, il comma 5 aggiunge e chiarisce:

“Nel caso di conferimento di rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di raggruppamento (D13), ricondizionamento (D14) e deposito preliminare (D15”) di cui all’All. B della Parte IV del D.L.vo 152/06, “la responsabilità dei produttori dei rifiuti per il corretto smaltimento è esclusa a condizione che questi ultimi, oltre al formulario di identificazione, abbiano ricevuto un’attestazione di avvenuto smaltimento, resa ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 n. 445, sottoscritta dal titolare dell’impianto (intermedio) da cui risultino, almeno, i dati dell’impianto e del titolare, la quantità dei rifiuti trattati e la tipologia di operazione di smaltimento effettuata”.

Quindi il D. Lgs 116/2020 oltre a parlare di attestazione e non più di certificato di avvenuto smaltimento rende necessaria tale attestazione, in aggiunta al formulario, solo nel caso in cui i rifiuti vengano conferiti per operazioni di smaltimento.

Questa nuova formulazione della norma chiarisce che l’attestazione deve essere rilasciata dall’impianto destinatario intermedio dei rifiuti (operazioni D13, D14 e D15) ma lascia ancora vari dubbi:

-          Tempistica di rilascio dell’attestazione;

-          Modello di attestazione, infatti la norma pur definendo che l’attestazione deve contenere almeno i dati dell’impianto e del titolare, la quantità dei rifiuti trattati e la tipologia di operazione di smaltimento effettuata non ne predispone un fac – simile.

Il Decreto Legge 31 maggio 2021 n. 77 “ Governance del Piano nazionale di ripresa e resilenza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”, all’ 35 -  “Misure di semplificazione per la promozione dell’economia circolare”, al punto c) modifica l’art 188 del D. Lgs 116/2020 – e trasforma l’attestazione di avvenuto smaltimento inserita con il D. Lgs 116/2020 in “attestazione di avvio al recupero o smaltimento”.

L’attestazione, sottoscritta dal titolare dell’impianto, deve essere redatta ai sensi del DPR 445/2000 e deve contenere:

-          Dati dell’impianto

-          Dati del titolare

-          Quantità di rifiuti trattati

-          Tipologia di operazione di smaltimento effettuata

Pertanto, alla confusione iniziale, si aggiunge l’integrazione data D.L. 77/2021, con la quale viene aggiunta anche l’operazione di recupero non indicata inizialmente nel D.Lgs 116/2020.

Tali disposizioni si applicano fino all’entrata in vigore del decreto di cui all’art 188 bis, comma 1 in cui saranno definite anche le modalità per la verifica ed invio dell’attestazione di avvenuto recupero e smaltimento dei rifiuti, nonché le responsabilità da attribuire all’intermediario, come previsto nella parte finale del comma 5  del nuovo art 188 del D. Lgs 152/2006.

Il Decreto Legge 31 maggio 2021 n. 77, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 129 del 31.05.2021, apporta un’ulteriore modifica all’originario “certificato di avvenuto smaltimento” previsto dall’art. 188, comma 5 del D. Lgs 152 del 2006, sostituendolo con l’attestazione di avvio al recupero o smaltimento.

Cronistoria normativa:

L’originaria versione dell’art 188 “Oneri dei produttori e dei detentori” al comma 3 stabiliva che, “la responsabilità del detentore dei rifiuti per il corretto recupero o smaltimento è esclusa in caso di conferimento a soggetti autorizzati , anche ad attività intermedie, alla gestione dei rifiuti,  a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all’articolo 193 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla scadenza del predetto termine abbia provveduto a darne comunicazione alla provincia della mancata ricezione del formulario”.

Al Comma 4:  ”Nel caso di conferimento di rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di raggruppamento, ricondizionamento e deposito preliminare, indicate rispettivamente ai punti D 13, D 14, D 15 dell’Allegato B alla parte quarta del presente decreto, la responsabilità dei produttori dei rifiuti per il corretto smaltimento è esclusa a condizione che questi ultimi, oltre al formulario di trasporto di cui al comma 3, lettera b), abbiano ricevuto il certificato di avvenuto smaltimento rilasciato dal titolare dell’impianto che effettua le operazioni di cui ai punti da D 1 a D 12 del citato Allegato B. Le relative modalità di attuazione sono definite con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio che dovrà anche determinare le responsabilità da attribuire all’intermediario dei rifiuti”.

Il “citato” decreto previsto nel comma 4 non è mai stato emanato e pertanto il “certificato di avvenuto smaltimento” non ha mai visto una effettiva applicazione.

Solo il D.Lgs 116/2020 con il nuovo art 188 “Responsabilità della gestione dei rifiuti” ha ridato vigore al “certificato di avvenuto smaltimento” trasformandolo in primis in “attestazione di smaltimento”, e stabilendo poi che tale certificato deve essere rilasciato dall’impianto intermedio.

Di fatto, il comma 4 in merito alla responsabilità del produttore o detentore dei rifiuti stabilisce che:

La consegna dei rifiuti, ai fini del trattamento, dal produttore iniziale o dal detentore ad uno dei soggetti di cui al comma 1 (ai gestori includendo anche gli intermediari), non costituisce esclusione automatica della responsabilità rispetto alle operazioni di effettivo recupero R13 o smaltimento D15. Al di fuori dei casi di concorso di persone nel fatto illecito e di quanto previsto dal regolamento (CE) n. 1013/2006, la responsabilità del produttore o del detentore per il recupero o smaltimento dei rifiuti è esclusa nei seguenti casi:

  1. a) conferimento dei rifiuti al servizio pubblico di raccolta;
  2. b) conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all’articolo 193 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore ovvero che alla scadenza di detto termine il produttore o detentore abbia provveduto a dare comunicazione alle autorità competenti della mancata ricezione del formulario”.

In merito alla attestazione di avvenuto avvio allo smaltimento, il comma 5 aggiunge e chiarisce:

“Nel caso di conferimento di rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di raggruppamento (D13), ricondizionamento (D14) e deposito preliminare (D15”) di cui all’All. B della Parte IV del D.L.vo 152/06, “la responsabilità dei produttori dei rifiuti per il corretto smaltimento è esclusa a condizione che questi ultimi, oltre al formulario di identificazione, abbiano ricevuto un’attestazione di avvenuto smaltimento, resa ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 n. 445, sottoscritta dal titolare dell’impianto (intermedio) da cui risultino, almeno, i dati dell’impianto e del titolare, la quantità dei rifiuti trattati e la tipologia di operazione di smaltimento effettuata”.

Quindi il D. Lgs 116/2020 oltre a parlare di attestazione e non più di certificato di avvenuto smaltimento rende necessaria tale attestazione, in aggiunta al formulario, solo nel caso in cui i rifiuti vengano conferiti per operazioni di smaltimento.

Questa nuova formulazione della norma chiarisce che l’attestazione deve essere rilasciata dall’impianto destinatario intermedio dei rifiuti (operazioni D13, D14 e D15) ma lascia ancora vari dubbi:

-          Tempistica di rilascio dell’attestazione;

-          Modello di attestazione, infatti la norma pur definendo che l’attestazione deve contenere almeno i dati dell’impianto e del titolare, la quantità dei rifiuti trattati e la tipologia di operazione di smaltimento effettuata non ne predispone un fac – simile.

Il Decreto Legge 31 maggio 2021 n. 77 “ Governance del Piano nazionale di ripresa e resilenza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”, all’ 35 -  “Misure di semplificazione per la promozione dell’economia circolare”, al punto c) modifica l’art 188 del D. Lgs 116/2020 – e trasforma l’attestazione di avvenuto smaltimento inserita con il D. Lgs 116/2020 in “attestazione di avvio al recupero o smaltimento”.

L’attestazione, sottoscritta dal titolare dell’impianto, deve essere redatta ai sensi del DPR 445/2000 e deve contenere:

-          Dati dell’impianto

-          Dati del titolare

-          Quantità di rifiuti trattati

-          Tipologia di operazione di smaltimento effettuata

Pertanto, alla confusione iniziale, si aggiunge l’integrazione data D.L. 77/2021, con la quale viene aggiunta anche l’operazione di recupero non indicata inizialmente nel D.Lgs 116/2020.

Tali disposizioni si applicano fino all’entrata in vigore del decreto di cui all’art 188 bis, comma 1 in cui saranno definite anche le modalità per la verifica ed invio dell’attestazione di avvenuto recupero e smaltimento dei rifiuti, nonché le responsabilità da attribuire all’intermediario, come previsto nella parte finale del comma 5  del nuovo art 188 del D. Lgs 152/2006.

14/07/2021

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