obbligo isCRIZIONE all'albo per trasporti occasionali, sentenza N.44438 27/09/17 corte cassazione

 

SUSSISTE L’OBBLIGO DI ISCRIZIONE ALL’ALBO GESTORI AMBIENTALI PER CHI TRASPORTA ANCHE OCCASIONALMENTE RIFIUTI PROPRI: LO CONFERMA LA CORTE DI CASSAZIONE PENALE, SEZIONE III, SENTENZA N.44438 DEL 27 SETTEMBRE 2017.    

La pronuncia in commento prende avvio dal ricorso per cassazione presentato avverso la sentenza emessa dal Tribunale di Treviso con la quale veniva dichiarata in primo grado  la penale responsabilità del ricorrente in ordine al reato di cui all’articolo 256, comma 1, lettera a), del D.lgs. n.152/06, per aver trasportato con un autocarro  rifiuti non pericolosi (parti di veicoli fuori uso) derivanti dalla propria attività di titolare di carrozzeria e demolizioni di veicoli, in assenza della necessaria autorizzazione ovvero l’iscrizione all’Albo gestori rifiuti.

Il tribunale di prima face dopo aver ribadito, sulla scia di consolidati principi giurisprudenziali, che il reato contestato all’imputato è da annoverare tra i reati comuni e ad effetto istantaneo per il cui perfezionamento è sufficiente la sussistenza anche di un solo episodio di trasporto in assenza della prescritta autorizzazione, conclude per la condanna dell’imputato per il reato ascrittogli.

Il ricorrente presentava ricorso in Cassazione sostenendo l’occasionalità della condotta che, in quanto tale, mancante il carattere della sistematicità e ripetitività della stessa, ne escluderebbe la rilevanza penale.

 Di diverso avviso è stata la suprema Corte che con la sentenza in commento conferma la condanna dell’imputato per il trasporto non autorizzato di rifiuti propri di cui all’art.256, comma 1, lett.a), del D.lgs.n.152/06, in quanto, richiamandosi a precedenti proprie pronunce (cfr. sentenza n.8979 del 2 marzo 2015 e sentenza n.8193 del 24 giugno 2016 entrambe della III Sez. Penale), conclude che è sufficiente anche una sola condotta seppur occasionale a configurare la fattispecie delittuosa contestata.

Il supremo consesso giunge a tale conclusione dopo aver ripercorso l’evoluzione normativa succedutasi nel tempo relativamente al trasporto di rifiuti propri non pericolosi ed in particolare evidenziando come l’attuale disciplina si discosti da quella precedente.

Infatti, vigente il decreto Ronchi (D.lgs.n.22/97)  il trasporto di rifiuti prodotti nell’ambito della propria attività di impresa non rientrava tra quelle attività soggette ad obbligo di iscrizione  all’Albo dei gestori ambientali (cfr.articolo 30 del D.lgs.22/97)  e pertanto le imprese che raccoglievano e trasportavano rifiuti non pericolosi autoprodotti, anche in caso di trasporto abituale e a titolo professionale, erano esentati dall’obbligo di iscrizione suindicato e, pertanto, tale attività era esclusa dalle fattispecie delittuose previste dall’art.51 del decreto Ronchi.

Tale scenario normativo  muta radicalmente a seguito della sentenza della Corte di Giustizia europea  del 9  giugno 2005, causa C-270/03,con la quale l’Italia veniva condannata per violazione dell’articolo 12 della allora vigente Direttiva sui rifiuti n.91/156/CEE, in quanto veniva rilevata la incompatibilità con gli obblighi imposti dalla normativa europea e più precisamente, secondo la Corte, l’Italia aveva dato una interpretazione troppo restrittiva dell’art.12 suindicato, avendo escluso dall’obbligo di iscrizione/autorizzazione le imprese che trasportavano ordinariamente i rifiuti dalle stesse prodotti.

 Più precisamente l’articolo 12 della Direttiva 91/156/CE stabiliva che le imprese che provvedono alla raccolta e  al trasporto  di rifiuti a titolo professionale dovevano essere iscritti presso le competenti autorità; invece, l’articolo 30 del D.lgs.n.22/97 nel disciplinare il trasporto dei rifiuti, prevedeva l’obbligo di iscrizione all’Albo solo delle imprese che svolgevano la raccolta ed il trasporto di rifiuti prodotti da terzi; in altre parole il legislatore italiano nel recepire la normativa europea sui rifiuti aveva fatto coincidere il trasporto di rifiuti a “titolo professionale”,a cui faceva riferimento la citata Direttiva 91/156/CEE, con il trasporto in “conto terzi” cioè non prevedendo analogo obbligo di iscrizione per tutti coloro che producendo rifiuti provvedevano in proprio a trasportarli.

Dalla sentenza di condanna della Corte di Giustizia europea si ricavano alcuni punti salienti:

1)    la nozione di impresa che provvede a” titolo professionale” non va limitata, come ha fatto l’Italia, alle imprese di trasporto conto terzi ma, al contrario, va estesa anche alle imprese che svolgono tali attività in proprio qualora il trasporto costituisca una delle attività ordinarie da cui esse traggono reddito o vantaggio economico;

2)    tale attività di trasporto dei propri rifiuti deve rappresentare un’attività ordinaria e regolare se pur non esclusiva.

In sintesi la Corte ribadisce che la nozione di trasporto di rifiuti a titolo professionale contenuta nell’articolo 12 suindicato si riferisce non solo a coloro che trasportano, nell’esercizio della loro attività professionale di trasportatori, rifiuti prodotti da terzi, ma anche a coloro che, pur non esercitando la professione di trasportatori, nondimeno trasportino nell’ambito della loro attività professionale rifiuti da essi prodotti.

 A seguito di tutto ciò il nostro paese si è adeguato alle conclusioni della sentenza comunitaria prevedendo l’attuale formulazione dell’articolo 212, comma 8, del D.lgs 152/06, che prevede, rispetto al passato, l’obbligo di iscrizione all’Albo gestori ambientali anche per le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi come attività ordinaria e regolare, nonché le imprese che trasportano i rifiuti pericolosi autoprodotti nei limiti di 30 kg o litri al giorno.

Più precisamente l’attuale formulazione dell’articolo 212 sopra richiamato prevede un regime ordinario di iscrizione per tutte le imprese che esercitano professionalmente l’attività di raccolta e trasporto dei rifiuti pericolosi e non pericolosi prodotti da terzi, ed un regime semplificato (cfr comma 8) per le imprese che effettuano la raccolta ed il trasporto esclusivamente prodotti da se stesse, a condizione che tali operazioni costituiscano parte integrante ed accessoria dell’organizzazione dell’impresa dalla quale i rifiuti sono prodotti.

In merito a queste ultime connotazioni dell’attività dell’impresa va precisato che l’attività del trasporto per essere sottoposta al regime semplificato di cui sopra, deve avere i caratteri della ordinarietà e continuità cioè deve trattarsi di attività inserita nell’organizzazione dell’impresa, sia pur in via accessoria.

Il regime semplificato disciplinato dall’art.212, comma 8, più volte citato prevede che l’iscrizione di tali soggetti viene fatta sulla base della sola presentazione della comunicazione alla Sezione regionale competente dell’Albo, che rilascia il relativo provvedimento entro i successivi 30 giorni con la differenza, rispetto al regime ordinario, che tali imprese non sono tenute a dimostrare il possesso di  idonee garanzie finanziarie mediante la sottoscrizione di polizze fidejussorie così come non sono tenute alla nomina del responsabile tecnico né a possedere i requisiti tecnici prescritti per le procedure di iscrizione ordinarie.

 Tornando al merito della sentenza in commento la Suprema Corte rileva che i trasporti occasionali, episodici di rifiuti non pericolosi, che mancano dei caratteri descritti nella sentenza di condanna emessa dalla Corte di Giustizia europea e fatti propri dall’attuale formulazione dell’articolo 212 del D.lgs.n.152/2006, se pur non obbligano le imprese che li producono ad iscriversi all’Albo nazionale gestori ambientali, nondimeno li autorizza a provvedere al loro trasporto con propri veicoli; quindi, in tali casi, le imprese che producono rifiuti non pericolosi nell’esercizio della propria attività imprenditoriale devono rivolgersi alle imprese iscritte e  regolarmente autorizzate  dall’Albo gestori di conseguenza il trasporto di tali rifiuti con mezzi propri e senza autorizzazione integra una condotta sanzionabile ai sensi dell’articolo 256, comma1, del D.lgs.152/06.       

 Dr. Gianpietro Luciano

2017-11-27 

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04-08 2021

Proroga stato di emergenza. Applicazione articolo 3-bis della legge 27 novembre 2020 n. 159, di conversione del decreto legge 7 ottobre 2020 n. 125, in vigore dal 4 dicembre 2020.

Con decreto – legge 23 luglio 2021 n. 105 è stato prorogato lo stato di emergenza fino al 31 dicembre 2021.

L’art 103, comma 2 della legge 24 aprile 2020 n. 27 modificato con l’art 3-bis, comma 1, della legge 27 novembre 2020 n. 159 di conversione del decreto- legge 7 ottobre 2020 n. 125 dispone che:

“Tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e la data della dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 , conservano la loro validità per i 90 giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza” e pertanto le iscrizioni in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 dicembre 2021, conservano la loro validità fino al 31 marzo 2022.

Resta inteso che per il legittimo esercizio dell’attività oggetto dell’iscrizione l’impresa deve:

a) rispettare le condizioni ed essere in possesso di tutti i requisiti previsti; l’accertata inosservanza può dare luogo all’apertura di procedimenti disciplinari e alle relative sanzioni;

b) prestare, per i casi previsti (iscrizioni nella categorie 1, relativamente alla raccolta e trasporto dei rifiuti urbani pericolosi, 5, 8, 9 e 10), apposita fideiussione, o appendice alla fideiussione già prestata, a copertura del periodo intercorrente tra la data di scadenza dell’iscrizione e quella del 31marzo 2022;

c) comunicare le variazioni dell’iscrizione, ovvero, comunicare eventuali variazioni circa i requisiti in essere.

04/08/2021

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03-08 2021

ALBO NAZIONALE GESTORI AMBIENTALI, Deliberazione n. 7 del 28 luglio 2021.

Adeguamento delle iscrizioni nelle categorie 4 e 2 bis a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 116 del 3 settembre 2020.

Il Decreto legislativo 3 settembre 2020 n. 116, in particolare l’art 1 comma 9 , ha modificato la definizione di rifiuti urbani, introducendo all’art 183, comma 1 del D. Lgs 3 aprile 2006 n. 152 la lettera b-ter che ricomprende, nell’ambito dei rifiuti urbani anche i rifiuti indifferenziati  e da raccolta differenziata provenienti da altre fonti ,diverse dalla domestica , che sono simili  per composizione e natura ai rifiuti domestici  ed indicati nell’allegato L-quater prodotti dalle attività riportate nell’allegato L- quinquies. (Gli allegati sono stati introdotti nella Parte IV del D. Lgs 3 aprile 2006 n. 152 dall’art 8, del D. Lgs 3 settembre 2020 n. 116).

L’art 6, comma 5 del D.Lgs116 del 3 settembre 2020 ha disposto l’applicazionedelle nuove definizioni di cui all’art 183 comma 1 lettera b-ter a partire dal 1 gennaio 2021 per consentire ai soggetti affidatari del servizio di gestione di rifiuti il graduale adeguamento operativo delle attività alla definizione di rifiuto urbano ed ai rifiuti ad esso assimilati.

Inoltre l’art 238, comma 10 del D. Lgs 3 aprile 2006 n. 152 ha previsto la possibilità per le utenze non domestiche che producono rifiuti urbani di cui all’art 183, comma 1, lettera b-ter punto 2 di conferire tali rifiuti al di fuori del servizio pubblico (fuori dalla privativa comunale) dimostrando di averli avviati al recupero.

Tali attività di raccolta e trasporto di rifiuti sono svolte dai soggetti iscritti nella categoria 4 e 2 – Bis dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali e tali imprese, a partire dal 1 gennaio, seppur in possesso di requisiti, non avrebbero potuto proseguire nella loro attività poiché necessario un adeguamento dei singoli provvedimenti d’iscrizione.

L’ Albo, con Delibera n. 4 del 22 dicembre 2020, al fine di garantire, la continuità del servizio, nell’attesa dei tempi necessari per adeguare i provvedimenti d’iscrizione ha consentito ai soggetti iscritti nelle categorie 4 e 2-Bis dell’Albo per i codici ERR indicati nell’allegato L-quater la possibilità di raccogliere e trasportare i rifiuti identificati da detti codici provenienti dalle attività riportate nell’allegato L-quinquies.

Sarà la Delibera n. 7 del 28 luglio 2021 a definire le nuove regole per l’adeguamento delle iscrizioni nelle categorie 4 e 2 bis a seguito della definizione di “rifiuti urbani” introdotta dal D. Lgs 116/2020 e le nuove regole entreranno in vigore il 1 settembre 2020.

In base a quanto stabilito dalla Delibera:

-          I soggetti iscritti o che intendono iscriversi nella categoria 4 dell’Albo nazionale Gestori Ambientali (trasporto rifiuti speciali non pericolosi) possono trasportare tutti i rifiuti indicati nell’allegato L-quater e provenienti dalle attività riportate nell’allegato L-quinquies solo se prodotti da utenza non domestica e gestiti al di fuori del servizio pubblico ai sensi art 198 comma 2 – bis del D. Lgs 152/2006.

-          I soggetti iscritti o che intendono iscriversi  nella categoria 2 bis dell’Albo nazionale Gestori Ambientali  per il trasporto in conto proprio di rifiuti non pericolosi (produttori iniziali) , possono trasportare i rifiuti elencati nell’allegato L- quater solo se derivanti dalla propria attività , inserita tra quelle elencate nell’allegato L- quinquies, ai fini del conferimento al servizio pubblico, oppure gestiti al di fuori del servizio pubblico ai sensi art 198 comma 2 – bis del D. Lgs 152/2006.

-          In entrambe i casi va presentata apposita domanda alla Sezione regionale o provinciale territorialmente competente.

-          I soggetti già iscritti all’Albo e che stanno operando ai sensi della Delibera n. 4 del 22 dicembre 2020, possono continuare a trasportare i codici Dell’ERR già autorizzati di cui all’Allegato L- quater.

 

03/08/2021

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14-07 2021

ATTESTAZIONE DI “AVVIO A RECUPERO O SMALTIMENTO”, NOVITA’ CON D.L. 31 MAGGIO 2021 N. 77.

Il Decreto Legge 31 maggio 2021 n. 77, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 129 del 31.05.2021, apporta un’ulteriore modifica all’originario “certificato di avvenuto smaltimento” previsto dall’art. 188, comma 5 del D. Lgs 152 del 2006, sostituendolo con l’attestazione di avvio al recupero o smaltimento.

Cronistoria normativa:

L’originaria versione dell’art 188 “Oneri dei produttori e dei detentori” al comma 3 stabiliva che, “la responsabilità del detentore dei rifiuti per il corretto recupero o smaltimento è esclusa in caso di conferimento a soggetti autorizzati , anche ad attività intermedie, alla gestione dei rifiuti,  a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all’articolo 193 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla scadenza del predetto termine abbia provveduto a darne comunicazione alla provincia della mancata ricezione del formulario”.

Al Comma 4:  ”Nel caso di conferimento di rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di raggruppamento, ricondizionamento e deposito preliminare, indicate rispettivamente ai punti D 13, D 14, D 15 dell’Allegato B alla parte quarta del presente decreto, la responsabilità dei produttori dei rifiuti per il corretto smaltimento è esclusa a condizione che questi ultimi, oltre al formulario di trasporto di cui al comma 3, lettera b), abbiano ricevuto il certificato di avvenuto smaltimento rilasciato dal titolare dell’impianto che effettua le operazioni di cui ai punti da D 1 a D 12 del citato Allegato B. Le relative modalità di attuazione sono definite con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio che dovrà anche determinare le responsabilità da attribuire all’intermediario dei rifiuti”.

Il “citato” decreto previsto nel comma 4 non è mai stato emanato e pertanto il “certificato di avvenuto smaltimento” non ha mai visto una effettiva applicazione.

Solo il D.Lgs 116/2020 con il nuovo art 188 “Responsabilità della gestione dei rifiuti” ha ridato vigore al “certificato di avvenuto smaltimento” trasformandolo in primis in “attestazione di smaltimento”, e stabilendo poi che tale certificato deve essere rilasciato dall’impianto intermedio.

Di fatto, il comma 4 in merito alla responsabilità del produttore o detentore dei rifiuti stabilisce che:

La consegna dei rifiuti, ai fini del trattamento, dal produttore iniziale o dal detentore ad uno dei soggetti di cui al comma 1 (ai gestori includendo anche gli intermediari), non costituisce esclusione automatica della responsabilità rispetto alle operazioni di effettivo recupero R13 o smaltimento D15. Al di fuori dei casi di concorso di persone nel fatto illecito e di quanto previsto dal regolamento (CE) n. 1013/2006, la responsabilità del produttore o del detentore per il recupero o smaltimento dei rifiuti è esclusa nei seguenti casi:

  1. a) conferimento dei rifiuti al servizio pubblico di raccolta;
  2. b) conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all’articolo 193 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore ovvero che alla scadenza di detto termine il produttore o detentore abbia provveduto a dare comunicazione alle autorità competenti della mancata ricezione del formulario”.

In merito alla attestazione di avvenuto avvio allo smaltimento, il comma 5 aggiunge e chiarisce:

“Nel caso di conferimento di rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di raggruppamento (D13), ricondizionamento (D14) e deposito preliminare (D15”) di cui all’All. B della Parte IV del D.L.vo 152/06, “la responsabilità dei produttori dei rifiuti per il corretto smaltimento è esclusa a condizione che questi ultimi, oltre al formulario di identificazione, abbiano ricevuto un’attestazione di avvenuto smaltimento, resa ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 n. 445, sottoscritta dal titolare dell’impianto (intermedio) da cui risultino, almeno, i dati dell’impianto e del titolare, la quantità dei rifiuti trattati e la tipologia di operazione di smaltimento effettuata”.

Quindi il D. Lgs 116/2020 oltre a parlare di attestazione e non più di certificato di avvenuto smaltimento rende necessaria tale attestazione, in aggiunta al formulario, solo nel caso in cui i rifiuti vengano conferiti per operazioni di smaltimento.

Questa nuova formulazione della norma chiarisce che l’attestazione deve essere rilasciata dall’impianto destinatario intermedio dei rifiuti (operazioni D13, D14 e D15) ma lascia ancora vari dubbi:

-          Tempistica di rilascio dell’attestazione;

-          Modello di attestazione, infatti la norma pur definendo che l’attestazione deve contenere almeno i dati dell’impianto e del titolare, la quantità dei rifiuti trattati e la tipologia di operazione di smaltimento effettuata non ne predispone un fac – simile.

Il Decreto Legge 31 maggio 2021 n. 77 “ Governance del Piano nazionale di ripresa e resilenza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”, all’ 35 -  “Misure di semplificazione per la promozione dell’economia circolare”, al punto c) modifica l’art 188 del D. Lgs 116/2020 – e trasforma l’attestazione di avvenuto smaltimento inserita con il D. Lgs 116/2020 in “attestazione di avvio al recupero o smaltimento”.

L’attestazione, sottoscritta dal titolare dell’impianto, deve essere redatta ai sensi del DPR 445/2000 e deve contenere:

-          Dati dell’impianto

-          Dati del titolare

-          Quantità di rifiuti trattati

-          Tipologia di operazione di smaltimento effettuata

Pertanto, alla confusione iniziale, si aggiunge l’integrazione data D.L. 77/2021, con la quale viene aggiunta anche l’operazione di recupero non indicata inizialmente nel D.Lgs 116/2020.

Tali disposizioni si applicano fino all’entrata in vigore del decreto di cui all’art 188 bis, comma 1 in cui saranno definite anche le modalità per la verifica ed invio dell’attestazione di avvenuto recupero e smaltimento dei rifiuti, nonché le responsabilità da attribuire all’intermediario, come previsto nella parte finale del comma 5  del nuovo art 188 del D. Lgs 152/2006.

Il Decreto Legge 31 maggio 2021 n. 77, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 129 del 31.05.2021, apporta un’ulteriore modifica all’originario “certificato di avvenuto smaltimento” previsto dall’art. 188, comma 5 del D. Lgs 152 del 2006, sostituendolo con l’attestazione di avvio al recupero o smaltimento.

Cronistoria normativa:

L’originaria versione dell’art 188 “Oneri dei produttori e dei detentori” al comma 3 stabiliva che, “la responsabilità del detentore dei rifiuti per il corretto recupero o smaltimento è esclusa in caso di conferimento a soggetti autorizzati , anche ad attività intermedie, alla gestione dei rifiuti,  a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all’articolo 193 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore, ovvero alla scadenza del predetto termine abbia provveduto a darne comunicazione alla provincia della mancata ricezione del formulario”.

Al Comma 4:  ”Nel caso di conferimento di rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di raggruppamento, ricondizionamento e deposito preliminare, indicate rispettivamente ai punti D 13, D 14, D 15 dell’Allegato B alla parte quarta del presente decreto, la responsabilità dei produttori dei rifiuti per il corretto smaltimento è esclusa a condizione che questi ultimi, oltre al formulario di trasporto di cui al comma 3, lettera b), abbiano ricevuto il certificato di avvenuto smaltimento rilasciato dal titolare dell’impianto che effettua le operazioni di cui ai punti da D 1 a D 12 del citato Allegato B. Le relative modalità di attuazione sono definite con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio che dovrà anche determinare le responsabilità da attribuire all’intermediario dei rifiuti”.

Il “citato” decreto previsto nel comma 4 non è mai stato emanato e pertanto il “certificato di avvenuto smaltimento” non ha mai visto una effettiva applicazione.

Solo il D.Lgs 116/2020 con il nuovo art 188 “Responsabilità della gestione dei rifiuti” ha ridato vigore al “certificato di avvenuto smaltimento” trasformandolo in primis in “attestazione di smaltimento”, e stabilendo poi che tale certificato deve essere rilasciato dall’impianto intermedio.

Di fatto, il comma 4 in merito alla responsabilità del produttore o detentore dei rifiuti stabilisce che:

La consegna dei rifiuti, ai fini del trattamento, dal produttore iniziale o dal detentore ad uno dei soggetti di cui al comma 1 (ai gestori includendo anche gli intermediari), non costituisce esclusione automatica della responsabilità rispetto alle operazioni di effettivo recupero R13 o smaltimento D15. Al di fuori dei casi di concorso di persone nel fatto illecito e di quanto previsto dal regolamento (CE) n. 1013/2006, la responsabilità del produttore o del detentore per il recupero o smaltimento dei rifiuti è esclusa nei seguenti casi:

  1. a) conferimento dei rifiuti al servizio pubblico di raccolta;
  2. b) conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati alle attività di recupero o di smaltimento a condizione che il detentore abbia ricevuto il formulario di cui all’articolo 193 controfirmato e datato in arrivo dal destinatario entro tre mesi dalla data di conferimento dei rifiuti al trasportatore ovvero che alla scadenza di detto termine il produttore o detentore abbia provveduto a dare comunicazione alle autorità competenti della mancata ricezione del formulario”.

In merito alla attestazione di avvenuto avvio allo smaltimento, il comma 5 aggiunge e chiarisce:

“Nel caso di conferimento di rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di raggruppamento (D13), ricondizionamento (D14) e deposito preliminare (D15”) di cui all’All. B della Parte IV del D.L.vo 152/06, “la responsabilità dei produttori dei rifiuti per il corretto smaltimento è esclusa a condizione che questi ultimi, oltre al formulario di identificazione, abbiano ricevuto un’attestazione di avvenuto smaltimento, resa ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 n. 445, sottoscritta dal titolare dell’impianto (intermedio) da cui risultino, almeno, i dati dell’impianto e del titolare, la quantità dei rifiuti trattati e la tipologia di operazione di smaltimento effettuata”.

Quindi il D. Lgs 116/2020 oltre a parlare di attestazione e non più di certificato di avvenuto smaltimento rende necessaria tale attestazione, in aggiunta al formulario, solo nel caso in cui i rifiuti vengano conferiti per operazioni di smaltimento.

Questa nuova formulazione della norma chiarisce che l’attestazione deve essere rilasciata dall’impianto destinatario intermedio dei rifiuti (operazioni D13, D14 e D15) ma lascia ancora vari dubbi:

-          Tempistica di rilascio dell’attestazione;

-          Modello di attestazione, infatti la norma pur definendo che l’attestazione deve contenere almeno i dati dell’impianto e del titolare, la quantità dei rifiuti trattati e la tipologia di operazione di smaltimento effettuata non ne predispone un fac – simile.

Il Decreto Legge 31 maggio 2021 n. 77 “ Governance del Piano nazionale di ripresa e resilenza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”, all’ 35 -  “Misure di semplificazione per la promozione dell’economia circolare”, al punto c) modifica l’art 188 del D. Lgs 116/2020 – e trasforma l’attestazione di avvenuto smaltimento inserita con il D. Lgs 116/2020 in “attestazione di avvio al recupero o smaltimento”.

L’attestazione, sottoscritta dal titolare dell’impianto, deve essere redatta ai sensi del DPR 445/2000 e deve contenere:

-          Dati dell’impianto

-          Dati del titolare

-          Quantità di rifiuti trattati

-          Tipologia di operazione di smaltimento effettuata

Pertanto, alla confusione iniziale, si aggiunge l’integrazione data D.L. 77/2021, con la quale viene aggiunta anche l’operazione di recupero non indicata inizialmente nel D.Lgs 116/2020.

Tali disposizioni si applicano fino all’entrata in vigore del decreto di cui all’art 188 bis, comma 1 in cui saranno definite anche le modalità per la verifica ed invio dell’attestazione di avvenuto recupero e smaltimento dei rifiuti, nonché le responsabilità da attribuire all’intermediario, come previsto nella parte finale del comma 5  del nuovo art 188 del D. Lgs 152/2006.

14/07/2021

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